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Tra invidia e stupore

Che postassi un articolo dell'Unità...  questo mi stupisce..
Che invidiassi un paese che per secoli è stato baluardo del cattolicesimo.. questo mi stranisce!


Diritti civili in Spagna. Così parlò Zapatero
Leonardo Sacchetti

Il cerbiatto è diventato leone? «A ben vedere - raccontano i giornalisti de El Pais -, lo è sempre stato». Quel soprannome - «Bambi» - che gli avversari (dentro e fuori il suo partito, il socialista) gli avevano affibbiato, non ha mai dato noia al premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Anzi: essere «Bambi» lo ha fatto sottovalutare al conservatore Partito Popolare nella campagna per le elezioni di tre anni fa. E anche i colonnelli del Psoe lo avevano appoggiato come chi scommette su un buon cavallo ma non certo un purosangue. Ad un anno dalle nuove elezioni politiche, Zapatero è sempre più leone e la Spagna continua a marciare avanti, sia nell'economia che nell'agenda delle riforme sociali.

Forse è merito anche dell'unità del suo governo, con 8 ministri donne sui sedici. Una pattuglia «rosa» guidata dalla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, considerata la miglior politica spagnola, seconda solo a Zapatero. Forse, più semplicemente, è merito dell'intero governo che, compatto, è riuscito a mettere in pratica gran parte del programma. Nell'agenda degli spagnoli, il venerdì è così diventato un appuntamento fisso con la politica: è il giorno in cui si riunisce il Consiglio dei Ministri alla Moncloa (Madrid). E già in tarda mattinata, le novità sono sulla bocca di tutti. L'ultima, in fatto di tempo, è quella sulle nuove regole e garanzie per chi prende mutui o ipoteche. Una svolta per un Paese che ha poggiato e poggia la sua ricchezza sull'economia del mattone. Sulla costante crescita (oltre la media europea) del suo prodotto interno, la Spagna di Zapatero è criticata per continuare ad appoggiarsi ancora alle lottizzazioni edilizie. Madrid non ha mai smesso di crescere e di costruire. Così pure Barcellona, Valenzia e Siviglia.

Ma la continuità con il passato finisce qui. Il governo Zapatero è riuscito a legiferare su vari campi.

Nozze tra persone dello stesso sesso, codice di tutela per le pari opportunità, salvaguardia dei diritti delle donne, codice di trasparenza per gli amministratori, abolizione dell'ora di religione obbligatoria nelle scuole pubbliche.

Nel giro di tre anni, Zapatero è riuscito a imprimere un nuovo volto alla categoria dei diritti sociali. La Legge sull'Uguaglianza (2006) ha messo nero su bianco i diritti delle donne sia in ambito domestico (anche contro le violenze dentro le mura di casa) che in quello economico (fissando la parità di stipendi e di diritti da stipulare nei nuovi contratti). E poi: la Legge sui diritti dei consumatori, che ha permesso di frenare la pratica dell'arrotondamento seguita e radicatasi dopo l'ingresso dell'Euro. Una nuova Legge organica dell'Educazione, con paletti certi e condivisi del ruolo delle chiese anche nelle scuole private. Ci sono anche tutte le leggi legate ai diritti di genere: come quella appena approvata sulla possibilità per i transessuali di cambiare sesso all'anagrafe senza doversi sottoporre a costosi e dolorosi interventi chirurgici; quella che equipara i diritti delle coppie (sia omo che etero) nella giurisprudenza di famiglia, snellendo ataviche procedure burocratiche, anche in caso di separazione e divorzio. O come la Legge sulla fecondazione assistita che, in poco tempo, ha permesso a migliaia di persone (anche a italiani) di avere figli.

La riforma del mercato del lavoro, in un'economia che punta a superare l'Italia nel G8, è uno dei temi più spinosi per la sinistra spagnola. Zapatero non è riuscito a diminuire la precarietà dell'occupazione, soprattutto per i più giovani. È in Spagna che è stato coniato il termine «mileuristas» (i giovani lavoratori che campano con al massimo mille euro al mese). Ma è pur sempre la Spagna di Zapatero che ha puntato sul risvolto della medaglia della precarietà: qui, la mobilità permette di cambiare rapidamente lavoro e anche di poter puntare a posizioni di prestigio. Un po' come ha fatto la Gran Bretagna del primo Tony Blair, anche se i dati sulla disoccupazione iberica (soprattutto tra le donne e i giovani) continuano ad essere alti.

Poi c'è la nuova politica estera, lontana da Bush ma in sintonia con Bruxelles e, soprattutto, con i paesi arabi; la riforma per poter giudicare le violazioni dei diritti umani, ovunque nel mondo. C'è il percorso di riforma delle autonomie locali.

Certo, questo cerbiatto rivelatosi leone non ha passato tre anni sempre sulla breccia dell'onda. È la cancrena dell'Eta che ha messo all'angolo Zapatero in questi anni: il premier è stato accusato di voler negoziare con gli etarras sul corpo delle vittime del terrorismo. Sono state le manifestazioni contro l'Eta e contro il dialogo, le uniche forme rilevanti di opposizione a Zapatero. Il governo ha così interrotto ogni negoziato.

Il leone mascherato da «Bambi» può così guardare alle elezioni del prossimo anno con ottimismo, anche per via del disastro che ancor oggi è il Pp. La lunga serie di riforme, infatti, non ha creato una nuova opposizione politica e anche l'episcopato spagnolo sembra ormai convinto che nessun anatema possa fermare questo 46enne cerbiatto socialista, figlio di repubblicani anti-franchisti. La sera del 14 marzo 2004, chiesero a Zapatero: «Ma quando tornerà la repubblica?». Lui sorrise e non rispose. Chissà se «Bambi» avrà il coraggio di sfidare l'ultimo tabù spagnolo.

Pubblicato il 7/3/2007 alle 12.8 nella rubrica Diario.

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